Perché ce la prendiamo con chi è nella nostra stessa barca
L’azienda annuncia licenziamenti. Nella chat interna i colleghi non discutono della strategia aziendale o delle decisioni del top management, ma litigano su chi ha lasciato la stampante senza carta; due fratelli, in ospedale accanto alla madre malata, si accusano reciprocamente di non aver portato il caricabatterie. Il problema è condiviso, l'indignazione è reale, ma la violenza verbale si rivolge sempre verso chi si trova nella stessa stanza.
Quattro teste a penzoloni
Renzo porta quattro capponi al dottor Azzecca-garbugli. Gli uccelli sono legati per le zampe e sospesi a testa in giù. Durante il cammino, mentre ripensa alle proprie sventure, Renzo accompagna i pensieri con gesti bruschi: alza il braccio per la collera, lo agita nella disperazione. A ogni passo, gli animali ricevono scosse.
«le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.»
— Alessandro Manzoni, I promessi sposi (1840), capitolo III
Manzoni descrive la scena in poche righe, con un tono che oscilla tra il comico e l’amaro. I capponi sono destinati allo stesso tavolo, ma trascorrono tutto il viaggio a beccarsi a vicenda.
Il bersaglio più vicino
Il cappone non può colpire la mano che lo scuote; vede solo le altre tre teste, vicinissime alla propria, che dondolano allo stesso ritmo. Il colpo dall’alto, la reazione di lato.
Tra gli umani avviene un meccanismo analogo. La causa del disagio è spesso distante, astratta o troppo vasta: un’organizzazione, una malattia, il destino. Questi fattori non rispondono, non si possono guardare in faccia. Il compagno di sventura, invece, è presente, ha un nome e commette errori piccoli e visibili. Su di lui la rabbia trova un indirizzo concreto.
C’è un altro aspetto. Chi condivide la stessa sorte ci somiglia troppo. Nella sua paura riconosciamo la nostra; nella sua impotenza, la nostra. Beccarlo può essere un modo per evitare di guardare quella parte di sé.
Anche Renzo è scosso
Manzoni non colloca Renzo nel ruolo del colpevole. Anche lui è sbalzato da una forza più grande di lui e scuote i capponi senza accorgersene. Ogni anello della catena trasmette l'urto a quello successivo.
Questo non giustifica la beccata. Ma sposta la domanda da «chi ha ragione» a «da dove proviene lo scossone».
Quando ce la prendiamo con chi condivide la nostra stessa disgrazia, con chi ce l'abbiamo davvero?
Epimelea è un’app costruita sulla scuola esistenziale. La conversazione riprende da un incontro all’altro. L’archivio è cifrato sul dispositivo e appartiene a chi lo ha scritto.
L’app: psicologo AI per un percorso psicologico
Questa pagina descrive una scuola di psicoterapia. Non è un consulto medico né un servizio di emergenza. Se è in pericolo adesso, chiami il 112. In Italia Telefono Amico risponde allo 02 2327 2327, dalle 9 a mezzanotte. In altri paesi può trovare una linea di ascolto su findahelpline.com.
Inizia adesso in
questo browser
I primi due incontri sono gratuiti.