La cura di sé
I Greci la chiamavano ἐπιμέλεια ἑαυτοῦ, epimeleia heautou. I Latini la tradussero cura sui. Michel Foucault le dedica il corso tenuto al Collège de France nel 1981-1982. Le lezioni, trascritte dalle registrazioni e curate da Frédéric Gros, sono uscite in Italia per Feltrinelli nel 2003 con il titolo L'ermeneutica del soggetto, nella traduzione di Mauro Bertani.
Il corso comincia il 6 gennaio 1982. Già nella prima ora Foucault pone la domanda che lo accompagnerà per tutto l'anno: che cosa deve fare un soggetto per avere accesso alla verità?
Due precetti
Dell'antichità si ricorda soprattutto il «conosci te stesso» inciso a Delfi. Foucault mostra che nei testi greci quel precetto compariva quasi sempre accanto a un altro, più ampio: occupati di te stesso. Conoscersi era una parte di questo lavoro, non il tutto.
Poi, nella memoria comune, il secondo precetto è scomparso e il primo è rimasto solo. Il corso cerca di capire perché.
Una verità che costa
Per molti secoli la verità non si otteneva gratis. Chi la cercava doveva prima cambiare se stesso: purificarsi, esercitarsi, rinunciare a qualcosa, convertire lo sguardo e il modo di vivere. Foucault chiama spiritualità questo insieme di pratiche. La parola qui non ha niente di religioso. Indica ciò che il soggetto deve fare su di sé per diventare capace di verità.
Il movimento andava anche nell'altro senso. La verità raggiunta non restava un dato in archivio. Tornava sul soggetto e lo trasformava.
Il momento cartesiano
A un certo punto questo legame si rompe. Foucault, con qualche cautela, chiama questo passaggio «momento cartesiano». Da allora per arrivare al vero basta la conoscenza, con le sue regole e il suo metodo. Il soggetto può restare quello che è. La verità non gli chiede nulla e non cambia nulla in lui.
«il legame tra l'accesso alla verità [...] e l'esigenza di una trasformazione del soggetto [...] è stato, credo definitivamente, spezzato»
— Michel Foucault, L'ermeneutica del soggetto, lezione del 6 gennaio 1982, prima ora (Feltrinelli, 2003, p. 22)
Foucault non lega la svolta a una data né a una sola persona. Cartesio le dà il nome. Ma il terreno, aggiunge poco dopo, l'aveva preparato la teologia medievale, con il suo soggetto conoscente universale.
Definitivamente, ma non del tutto
Subito dopo Foucault prende le distanze dalla propria frase: dice di non crederci affatto. Da Hegel a Nietzsche, e poi in Husserl e Heidegger, conoscere resta legato a un cambiamento nell'essere di chi conosce.
Alla fine della prima ora nomina due saperi in cui la vecchia esigenza ritorna, senza dichiararsi: il marxismo e la psicoanalisi. Anche lì chi arriva a una verità su di sé non ne esce uguale. Non basta ricevere un'informazione. Bisogna attraversare qualcosa.
Né self-care né terapia medica
In italiano «cura di sé» si presta a un doppio equivoco. Oggi l'espressione indica spesso il self-care: una pausa, un bagno caldo, una serata senza telefono. E «cura» è anche la parola del medico, come nella cura per l'influenza.
L'*epimeleia heautou* non è né l'una né l'altra. Non è una pausa dal lavoro su di sé, è quel lavoro. E non arriva da fuori come un rimedio. Si pratica su se stessi per anni, spesso con qualcuno accanto: un maestro, un amico che parla con franchezza.
Foucault non propone di tornare agli stoici. Il corso mostra piuttosto che il modo moderno di cercare la verità su di sé è uno tra tanti, e non il più antico.
Oggi chi vuole capirsi raccoglie informazioni. Un test, un profilo, una spiegazione che finalmente torna. Sapere perché si fa una cosa sembra già un risultato. Per un greco o un romano sarebbe stato appena l'inizio.
Che cosa so di me da anni, senza che questo sapere mi abbia mai chiesto di cambiare?
Epimelea prende il nome da questa parola. È un'app costruita sulla scuola esistenziale. La conversazione riprende da un incontro all'altro. L'archivio è cifrato sul dispositivo e appartiene a chi lo ha scritto.
L’app: psicologo AI per un percorso psicologico
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